Cos'è una slideshow

Il termine inglese SLIDE SHOW, che corrisponde in italiano alla parola PRESENTAZIONE, indica, traducendo letteralmente, mostrare qualcosa che scorre. Si tratta in pratica di una sequenza ordinata di oggetti multimediali quali immagini, video, testo, animazioni e in alcuni casi suoni, che hanno lo scopo di presentare un argomento, un prodotto o di coadiuvare l’oratore nella sua esposizione.

 


L’origine è molto antica, si parla del 1600, quando immagini dipinte a mano su vetro, venivano proiettate tramite l’uso di una candela su di un muro. La necessità di una narrazione continua, di rappresentare la sequenza di eventi oltre i limiti della carta, portarono alla nascita di complesse e costose tecniche fotografiche riservate però ad un ristretto gruppo di professionisti. La vera svolta si ebbe con la diffusione di massa dei computer. A quel punto la digitalizzazione dei contenuti e lo sviluppo di software specifici, rese questa tecnica alla portata di tutti e l’uso delle slide show divenne una costante negli eventi, nelle conventions, nelle presentazioni scolastiche da parte degli studenti o ovunque necessitasse pubblicizzare prodotti; memorabili erano i keynote di Steve Jobs alla Apple acclamati come delle prime a teatro.
La diffusione di schermi digitali ad alta definizione, la copertura wi-fi degli spazi in cui viviamo, la potenza dei processori, la mobilità degli strumenti (smartphone e tablet) hanno dato la spinta finale alla diffusione e all’affermazione di questa tecnica di rappresentazione.
Ma entriamo nello specifico e vediamo quali sono i criteri da seguire per realizzare una presentazione d’effetto.

 

 


INTRODUZIONE


Il funzionamento di una slide show è ben noto a tutti, ma per quei pochi che ancora non si sono cimentati nella sua creazione, vediamo di cosa si tratta. In pratica, un software specificatamente studiato per questo scopo, ci mette a disposizione una sequenza di pagine digitali, che possiamo riempire con i contenuti che vogliamo, purché siano anch’essi in formato digitale; quindi immagini (foto o disegni), video (fatti da noi con una videocamera o scaricati dalla rete), testo (poco), grafici e tabelle, animazioni (gif o altro), link ipertestuali (a siti internet o ad altri files sul dispositivo o ad altre pagine della presentazione), suoni come colonna sonora all’intero progetto o lungo la narrazione. Tutti questi contenuti possono essere semplicemente caricati sulle pagine messe a disposizione dal software e ordinate secondo i nostri gusti e rappresentate con una precisa cronologia con scorrimento autonomo o tramite input del presentatore. Infine, tutto questo può essere o meno arricchito con effetti speciali e transazioni tra pagine e/o oggetti contenuti nel progetto.

 


CONCETTI BASILARI


Quando spiego ai miei studenti l’uso delle presentazioni, mi piace far comprendere loro, come questa sia e debba essere considerata alla stregua di una MAPPA CONCETTUALE DIGITALE fatta per descrivere il progetto. La struttura a ragnatela che partendo da un nodo centrale descrive i passaggi chiave di un percorso, è lo stesso principio da dover utilizzare per costruire una slide show.
Altro concetto importante da sottolineare agli studenti è la differenza tra testo scritto su di un word processor, programma di video scrittura, e quello che inseriamo su una slide di presentazione. Nel primo caso, il testo ha lo scopo di essere letto, quindi non importa quante parole inseriamo per descrivere qualcosa, perché su di un libro troviamo principalmente solo quelle, mentre in una presentazione bisogna catturare l’attenzione dello spettatore in tempo reale, carpire il suo sguardo e trasmettergli semplici e immediati messaggi. Quanto più la nostra presentazione risulta carica di contenuti, tanto maggiore sarà la possibilità di non raggiungere l’obiettivo comunicativo.
La prima operazione da compiere, è quella di mettersi nei panni dello spettatore, di chi dovrà osservare il nostro lavoro. In questo modo, sarà più facile comprendere cosa funziona e cosa invece dovrebbe essere rivisto. Essere critici verso il proprio elaborato ed analizzarlo, è un primo ottimo esercizio per produrre una presentazione veramente efficace.
Vediamo, quindi, quali sono le scelte corrette da suggerire ai nostri studenti per realizzare una buona presentazione.

 

I TEMI

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Il primo passo è la scelta del tema. Il tema è la struttura della nostra presentazione, costituita da una sequenza di pagine che includono una copertina, pagine master, ultima pagina e in alcuni casi anche pagine specializzate come indici o altro. I software odierni, offrono molti temi preconfezionati per specifiche ricorrenti attività; ad esempio per presentazioni business, per festività, per matrimoni, per viaggi, in cui gli oggetti, i colori e nell’insieme la struttura facilita l’utente nella composizione fornendogli una sottostruttura coerente con il proprio obiettivo. I temi sono già sviluppati bilanciando tutti gli elementi, per cui i fonts, i colori, gli sfondi sono già coordinati e perfettamente calibrati tra di loro. Ciò non toglie la possibilità per l’utente, di modificare e personalizzare queste strutture preconfezionate o di crearne di totalmente nuove.

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GLI SFONDI


Volendo personalizzare il proprio lavoro, la prima cosa da scegliere è lo sfondo sul quale proiettare e sovrapporre i contenuti della propria presentazione. Bisogna evitare sfondi troppo colorati o con molte variazioni di colore, perché risulterà difficile se non impossibile sovrapporre un font che sia leggibile e ben in contrasto su tutta la pagina. Un fondo piatto o con lievi sfumature risulterà ideale, al contrario di una fotografia o di un’immagine colorata che renderà difficile la concentrazione e/o la lettura del testo. Lo sfondo non deve mai essere prevalente rispetto al contenuto da mostrare.

 

I FONTS


I fonts o caratteri in italiano, rappresentano il testo che noi utilizziamo come descrizione o per le didascalie alle immagini. I moderni sistemi operativi, utilizzano decine di font con caratteristiche molto diverse tra di loro e tanti altri possono essere scaricati liberamente dalla rete o acquistati. La scelta di un font e la dimensione con cui viene rappresentato, è fondamentale per la realizzazione di una presentazione veramente efficace. Anche in questo caso bisogna avere chiaro qual è l’obiettivo della presentazione. Se la lettura deve avvenire sullo schermo retroilluminato di un computer è cosa molto diversa se invece vogliamo proiettarla su di uno schermo tramite videoproiettore.
Esistono comunque delle regole universali, utilizzabili in ogni occasione.

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I font sono classificati in tre grandi famiglie: con grazie, senza grazie e decorativi. Come è possibile vedere dall’esempio qui sopra, i caratteri senza grazie sono molto più essenziali, hanno uno spessore di corpo costante e risultano immediatamente leggibili a qualunque distanza, un po’ come quelli utilizzati dall’oculista durante le visite ai propri pazienti. L’uso quindi di un font di questo tipo risulterà molto più adatto ad una presentazione di uno dotato di grazie. Helvetica, Arial, Futura, Gill Sans, Optima, Avant Garde e Verdana sono tra i più diffusi font senza grazie. Da sconsigliare vivamente i font di tipo handwriting, cioè quelli che simulano la scrittura umana e i decorativi, a volte difficili da comprendere anche da una lettura da PC.
Altri fattori da non trascurare sono la dimensione, utile a dare enfasi ai concetti chiave del discorso (proprio come in una mappa concettuale), lo stile (evitare se possibile il corsivo e preferire un sottolineato), l’interlinea e la giustificazione; più regolare apparirà il testo, maggiore sarà la sua leggibilità e l’attenzione che lo spettatore vi porrà.

 

IMMAGINI – VIDEO - ANIMAZIONI


Le immagini sono uno dei veicoli di maggiore impatto e comunicazione in una presentazione. La scelta di queste, in combinazione con lo sfondo, rappresenta in alcuni casi la chiave del successo del messaggio che si vuole far passare. La scelta della sua posizione, la proporzione rispetto alla pagina, eventuali cornici o ombre che la staccano dallo sfondo facendola risaltare, rappresentano anch’esse ottime scelte compositive. Ma anche in questo caso è sempre meglio non eccedere. Allo stesso modo per quanto riguarda le foto, i video o le animazioni. Una immagine o al massimo due sono la scelta ideale per una slide efficace. Troppe confondono chi guarda, distraggono lo sguardo; differenze evidenti tra le immagini inserite, per colori o dimensioni, finisce per far prevalere l’una sull’altra vanificando parte del messaggio. Se l’immagine è poi scontornata in formato png o con canale alpha (ossia con le trasparenze) accrescerà, invece, la sua enfasi comunicativa.

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Organizzare le immagini in sequenza logica aggiungendo loro brevi descrizioni, accresce il potere comunicativo, non stancando lo spettatore e guidandolo lungo il percorso che abbiamo deciso di rappresentare.
In generale non è una buona idea inserire dei video all’interno di una presentazione, in quanto un media con grande potere comunicativo a prescindere dalla presentazione. Meglio sarebbe un’icona, un pulsante che richiama un link esterno al video dai canali presenti sulla rete o sul nostro computer.
Anche i grafici non debbono sfuggire a queste linee guida. L’essenzialità e la leggibilità debbono essere i criteri fondamentali da seguire durante tutta la composizione.

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La slide sopra, mostra con chiarezza questo principio. Tutto è realizzato per focalizzare l’attenzione sui due grafici, sul messaggio che vogliono comunicare. Un solo quesito per pagina, ampi spazi tra i grafici, font ad alta leggibilità, proporzioni tra gli elementi, nessuna distrazione come gif animate, wordart, colori di fondo o altro. Ho realizzato questa slide per una lettura su computer; ovviamente per la sua proiezione a video, avrei dovuto ingrandire la dimensione di tutti i caratteri.

 

TRANSAZIONI ED EFFETTI SPECIALI


Sono gli elementi che più colpiscono la fantasia dei nostri studenti. Ogni pagina, ogni paragrafo scorre, rimbalza, ruota, sguizza via nel più scenografico degli effetti, ma proprio per questo si commettono gli errori più grandi. Un eccesso di effetti, sposta l’attenzione dello spettatore non sul contenuto, bensì sull’effetto stesso annullando di fatto l’efficacia del messaggio. Inoltre, gli effetti, richiedono un tempo per mostrarsi, rallentando la presentazione e rendendola più difficile da seguire. Penso sia capitato a tutti di assistere ad una slide show dove il testo compare come digitato da una macchina per scrivere con tanto di suono del tasto di accompagnamento, facendo apparire il messaggio in un tempo lunghissimo. In questo caso la tempistica tra chi deve guardare e chi deve narrare sono completamente disallineate.
Anche le transazioni, purtroppo, sono soggette a questo ipertrofico sviluppo. Ogni pagina scorre con un effetto diverso sempre più imprevedibile. Se da un lato questa cosa potrebbe apparire divertente, dall’altro crea una assoluta mancanza di omogeneità nella narrazione. Mi spiego; se si sta descrivendo qualcosa, sarebbe opportuno utilizzare la stessa transizione tra slide fino a quando non si cambia argomento, in modo che anche questa sia coerente con quanto descritto. Al cambiamento di argomento si può far corrispondere un cambiamento di transizione tra le slide.
La qualità di una presentazione non dipende da quanto sia pirotecnica, o da quanti contenuti vengono inseriti, ma al contrario dalla semplicità, dalla fluidità della narrazione, dall’impatto che nell’insieme questa è in grado di provocare sullo spettatore.

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Infine, le transazioni, come gli effetti, sono legati ad un aspetto temporale. Hanno una durata. L’operatore, può stabilire in secondi quanto debba durate il passaggio tra una slide e l’altra o quanto tempo è necessario affinché l’X effetto consenta di mostrare completamente il contenuto a cui essa è associato. L’operatore, può stabilire che tutto questo avvenga autonomamente una volta avviata la presentazione senza il proprio intervento oppure attraverso un click del mouse quando si ha la necessità di cambiare slide. Nel primo caso bisogna avere l’accortezza di stabilire tempi ben precisi che, consentano allo spettatore di osservare e leggere con comodità quanto mostrato.

SUONI


In una presentazione, i suoni non sono così essenziali, ma se questa viene avviata in loop, cioè si riavvia ogni volta che giunge alla fine, come nel caso di un trailer che sponsorizza un prodotto, una colonna sonora di fondo o una voce fuori campo che commenta, sono fondamentali. Effetti sonori che accompagnano le transazioni sono superflui ma se piacciono si possono anche utilizzare per enfatizzare un’azione. In generale, bisognerà proporzionare la nostra colonna sonora alla lunghezza della nostra presentazione. Si possono anche aggiungere dei pulsanti che avviano una riproduzione audio quando si vuol fare ascoltare qualcosa ad un certo punto della presentazione.

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NUMERO DI SLIDE e DURATA


Il numero di slide di cui si deve comporre una presentazione va correlato con il tempo disponibile per la presentazione stessa. Quindi, il primo elemento da conoscere è: quanto tempo ho a disposizione per presentare il mio lavoro? Partendo da questo dato sarà possibile attraverso prove e tentativi raggiungere un corretto bilanciamento tra tempi ed esposizione. In generale, è buona norma non eccedere con il numero di slide, al limite meglio creare due differenti presentazioni spezzando il lavoro, perché i tempi attentivi, soprattutto su una proiezione video, non sono molto lunghi.

 

SOFTWARE


Infine, un cenno ai software in grado di generare presentazioni dai nostri computer. Oggi, in generale, la differenza tra sistemi operativi risulta superflua, perché oramai i software maggiormente diffusi sono multipiattaforma, anzi funzionano perfettamente su dispositivi diversi come computer, tablet e smartphone nello stesso identico modo. La scelta, quindi, si riduce a due differenti tipologie: software commerciali, ossia a pagamento, come Microsoft Powerpoint, o software freeware ossia gratuiti scaricabili dalla rete liberamente. I leader del mercato sono il già citato Powerpoint, a cui si aggiunge Keynote della Apple. Questi sicuramente sono tra i più completi oltre che diffusi perché costantemente aggiornati e migliorati. Ma non mancano sulla rete moltissime soluzioni gratuite di pari livello come LibreOffice o OpenOffice.
L’ultimo consiglio da dare prima di concludere è il formato di registrazione. Si può lavorare con qualunque software, ma prima di salvare bisogna ricordarsi quale è presente sul luogo della presentazione e la sua versione in modo da non ritrovarsi con un file praticamente inutilizzabile al momento della sua esposizione.

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L' autore

I contenuti sono a cura di Davide Emanuele Betto, architetto e docente di tecnologia presso la S. S. I “Dante Alighieri” di Catania. Il professor Betto è formatore ed esaminatore EIPASS, e webmaster del sito didattico di Tecnologia educazionetecnica.dantect.it. Ha collaborato alla stesura delle ultime edizioni dei libri di tecnologia.
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