L'arte contemporanea è anche arte robotica

Che cosa può essere definito “arte”? Nella moltitudine delle sue forme e dei materiali adoperati, è arte tutto ciò che è espressione; è mezzo per comunicare un’idea, un sentimento; è dialogo continuo tra opera, artista e spettatore; è introspezione, ma anche sguardo sul mondo; è diversità ed eterogeneità, è tutto e nulla, dove anche il nulla ha un significato profondo.
In un'unica parola l’arte è comunicazione.

Dalla Venere di Willendorf alla “Fontana” di Duchamp, dagli oli su tela del Caravaggio agli acquerelli della scimmia di Morris, attraversando i vari periodi storici e le relative correnti artistiche, tutti hanno voluto trasmettere un messaggio.
Oggi un nuovo modo di vedere l’arte compare in una delle più importanti gallerie di Oxford, dove l’artista è non solo creatrice ma diviene essa stessa arte. È Ai-Da, il robot umanoide ideato da Aidan Meller, direttore della galleria, e realizzato da alcuni ricercatori della Engineered Arts.
Grazie ad un lavoro meticoloso, il volto dell’artista, realizzato in silicone, ha raggiunto sembianze pienamente umane, accentuate da bocca e occhi mobili e della presenza di denti e gengive stampate in 3D. Il braccio robotico di cui è dotata le permette di realizzare disegni con matita o penna, ma, per via della sua forza, non ancora ben calibrata, non è per ora in grado di adoperare un pennello oppure un carboncino.
Ai-Da, il cui nome è un omaggio ad Ada Lovelace, matematica inglese e prima programmatrice al mondo, grazie alla presenza di telecamere impiantate nei bulbi oculari può vedere ciò che la circonda e, tramite l’AI di cui è dotata, è in grado di riconoscere i volti umani, tracciare le loro caratteristiche e imitare le loro espressioni. I complessi algoritmi che la costituiscono le consentono di interpretare ciò che vede e di riportarlo su carta, e dunque di non essere una semplice stampante robotica, ma anche di dialogare con i presenti creando una performance nella performance, divenendo essa stessa parte della mostra; una sorta di Marina Abramovic robotica e meno estrema, capace di comunicare unicamente attraverso la parola o il disegno. In effetti bisogna precisare che l’artista robotica ha come uniche parti mobili il viso e il braccio, e dunque, per ora, non ha altri movimenti autonomi.

 

Ai-Da, oltre ad essere il primo umanoide artista è anche il primo robot che espone le sue opere in una personale organizzata alla Barn Gallery del ST. John’s College dell’Università di Oxford dal titolo “Unsecured Futures”.
L’idea di Meller è quella di creare una nuova corrente artistica generata dalla tecnologia.
In realtà, ricollegandoci alla vasta ed intangibile definizione di arte, l’introduzione di un robot potrebbe espandere i confini di ciò che è considerato tale, e non guardare solo al prodotto finito, ma anche al generatore del prodotto.
Se l’artista diviene essa stessa opera, possono quegli algoritmi che hanno donato le capacità artistiche ad Ai-Da essere considerati arte?

 

A cura di Ilaria Marrazzo.

 

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