Accarezzare un robot

Quando guardiamo un robot, piccolo o grande che sia, spesso con il viso ammirato di un bambino, vorremmo che divenisse il nostro compagno di vita, un amico fedele con cui scambiare confidenze, esperienze, che ci protegga, ci consigli, ci segua nel lungo viaggio della vita. Alla fine però ci rendiamo conto che i gesti di affetto più semplici, più umani, non sono percepibili da un robot, come una carezza. Questo fino ad oggi.

Infatti l’Accademia delle Scienze di Ningbo ha realizzato una “pelle artificiale” che, tramite dei sensori tattili integrarti, permette al robot di percepire stimoli minimali come l’essere sfiorato dall’antenna di una formica. In realtà la “sensibilità” deriva dall’uso della GMI, Giant Magnetoimpedance, un fenomeno fisico che permette di legare con diversi rapporti di dipendenza la lunghezza di penetrazione alla resistività del materiale, alla permeabilità magnetica e alla frequenza della corrente elettrica in corrente alternata.

 

robot accarezzare

I sensori tattili sono costituiti da un sensore magnetico all’interno di un foglio polimerico, che prevede ulteriori particelle magnetiche anche in superficie. All’aumentare della pressione esterna le particelle magnetiche tendono ad avvicinarsi al sensore diminuendo così l’impedenza magnetica del supporto. Questa variazione viene letta da un circuito che genera un segnale elettrico similare all’impulso nervoso che raggiunge il cervello umano quando si attivano i sensi. Il passo successivo, nell’ambito della realizzazione di un robot umanoide, sarà quello di calibrare le reazioni a seconda degli stimoli percepiti, di dotare l’artefatto di quella capacità di comprendere se l’azione subita ha uno scopo positivo o negativo, se genera un effetto benefico o dannoso. Donare la sensibilità ad un robot significa fare in modo che percepisca anche il nostro tocco, adesso dobbiamo fare in modo che possa riconoscere un abbraccio.
Sicuramente il primo impiego a breve termine di questa nuova pelle sarà l’ambito medico, dove le protesi artificiali potranno restituire, oltre che l’uso, anche la sensazione; si potrà camminare sull’erba ed avvertire la terra sotto i piedi, essere presi per mano e perché no, forse un giorno si potrà anche avvertire il calore di una carezza, ma questa è un’altra storia.

 

Immagini da www.ilfattoquotidiano.it 

 

A cura di Ilaria Marrazzo.

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L' autore

I contenuti sono a cura di Davide Emanuele Betto, architetto e docente di tecnologia presso la S. S. I “Dante Alighieri” di Catania. Il professor Betto è formatore ed esaminatore EIPASS, e webmaster del sito didattico di Tecnologia educazionetecnica.dantect.it. Ha collaborato alla stesura delle ultime edizioni dei libri di tecnologia.

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