Trashbot: il gaming in aiuto dell'ambiente

Purtroppo capita di imbattersi in zone d’interesse o luoghi spettacolari che, contrariamente a quanto ci aspettiamo, vivono in uno stato di totale abbandono e degrado. La riqualificazione urbana è un tema oggi molto sentito, proprio perché riappropriarsi degli spazi spesso significa anche riappropriarsi dell’umanità che vegeta attorno a questi luoghi; dare nuova armonia e nuova vita a ciò che ci circonda rappresenta non solo un nuovo stimolo, ma vero nutrimento per l’anima. 

Il progetto primordiale dell’associazione Urban River è stato proprio quello di riqualificare le rive del fiume Chicago, che prende il nome dall’omonoma città, realizzando un giardino galleggiante. L’azione, di grande impatto visivo, è stata ben accolta dalla popolazione se non che gli ideatori si sono resi conto che gli splendidi giardini erano divenuti in poco tempo ricettacolo di ogni genere di rifiuto trascinato dalla corrente del fiume. Inizialmente gruppi di volontari in Kayak si sono adoperati per raccogliere il materiale galleggiante, ma purtroppo da subito queste operazioni sono risultate essere soltanto un palliativo.
È proprio qui che nasce Trashbot. L’idea dei soci della Urban River è stata quella di creare un bot spazzino che potesse svolgere una continua azione di pulizia trascinando il materiale estraneo in appositi luoghi di raccolta attraverso una rete metallica. La tecnologia adoperata per la costruzione del robot è simile, a detta di Nick Wesley, co-fondatore dell’associazione, a quella prevista per un drone economico; mentre la presenza di un comando remoto per la gestione implica necessariamente un pilota che lo manovri.

 

trashbot

La vera innovazione sta nella scelta del comandante, chiunque. Infatti Trashbot sfrutta la coscienza delle persone che lottano per la salvaguardia ambientale. Spesso ci si sente impotenti rispetto alle questioni ambientali ed alcune volte, a mal torto, si pensa che l’azione del singolo non possa cambiare il flusso contrario delle azioni di molti. Trashbot dimostra il contrario. Grazie ad un potente wi-fi e ad una piattaforma on-line, è infatti possibile guidare da qualsiasi parte del mondo il robot pulitore, prendendo parte all’operazione di risanamento ambientale e allo stesso tempo divertendosi a guidare il collega meccanico attraverso il fiume. Per rendere il progetto ancora più entusiasmante gli ideatori hanno pensato di attivare una gara tra gli utenti calcolando quanti rifiuti verranno raccolti da ciascuno nel tempo massimo di dieci minuti.

Per il futuro gli ideatori sperano di aumentare il numero di Trashbot all’interno del bacino idrico e migliorare il prototipo potenziando la rete wi-fi; inserendo un sistema di rilevamento GPS, non solo per il tracciamento ma anche per la definizione dell’area di pulizia; agganciando lo spazzino robotico un cavo di sicurezza che ne limiti il moto, per scoraggiare furti o atti di vandalismo; e lavorando sulla sicurezza del software, per evitare che malintenzionati possano rompere il dispositivo.
La raccolta fondi sulla piattaforma Kickstarter è iniziata, e presto l’idea potrebbe essere espansa ed investire altri bacini, mostrando come il connubio tecnologia-ambiente è sempre più reale e ci rende sempre più consapevoli di essere cittadini del mondo.

 

Immagini da inhabitat.com

A cura di Ilaria Marrazzo.

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L' autore

I contenuti sono a cura di Davide Emanuele Betto, architetto e docente di tecnologia presso la S. S. I “Dante Alighieri” di Catania. Il professor Betto è formatore ed esaminatore EIPASS, e webmaster del sito didattico di Tecnologia educazionetecnica.dantect.it. Ha collaborato alla stesura delle ultime edizioni dei libri di tecnologia.

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